Elio Martinis "Furore"

Nato ad Ampezzo (UD) il 26 ottobre 1921, morto a Tolmezzo (UD) l'11 dicembre 2013, Medaglia di bronzo al valor militare.

Elio Martinis, il partigiano “Furore”, Comandante del Btg “Leone Nassivera” (link a Mansueto Nassivera), Divisione Garibaldi “Carnia”, insieme a Mario Candotti “Barbatoni” e a Ciro Nigris “Marco”, fu uno dei protagonisti della Repubblica libera della Carnia (link a https://www.anpi.it/storia/144/carnia-e-friuli-orientale). Diventa partigiano nella primavera 1944, dopo una durissima esperienza con le truppe alpine nei Balcani e dopo essersi sottratto nell'autunno '43 agli occupanti tedeschi, nascosto insieme ad altri compagni nei boschi sopra Ampezzo.

Era stato sempre un uomo libero Elio, ribelle a tutte le costrizioni cui il fascismo sottoponeva gli italiani, come sempre era stato fortemente legato alla sua gente, dividendo le sofferenze di suo padre muratore, dei suoi ampezzani, dei carnici, sottomessi all'oppressione economica dei sorestans (padroni, caporioni, in friulano). Così, quando si trattò di scegliere da che parte stare, divenne garibaldino, coltivando non solo il sogno della libertà politica, ma anche quello della liberazione dallo sfruttamento e dalle quotidiane angherie.

Dopo l'uccisione fascista di un suo cugino, Battista Candotti, capì che era ora di agire e divenne partigiano, uno dei primi e dei più combattivi. Insieme ai suoi compagni fu artefice di esemplari e incisive azioni contro i presidi repubblichini e tedeschi, contro le colonne nemiche che cercavano di entrare nei territori divenuti liberi, la Carnia e l'Alto Friuli. In un combattimento in Val Aupa venne ferito e ricoverato nell'ospedaletto partigiano di Mione. Ma ormai la Zona Libera era stata realizzata e si apprestava a diventare una delle più importanti Repubbliche partigiane d'Italia.

La reazione tedesca portò alla fine di quella straordinaria esperienza di democrazia, consegnando la Carnia all'occupazione cosacca e caucasica (libere fino a dicembre rimasero invece le valli friulane dell'Arzino, Tramontina, del Cosa, del Cellina e del Meduna, insieme alla Val Colvera).

L'inverno '44-'45 fu uno dei più nevosi e freddi del secolo, la vita partigiana divenne particolarmente dura, nonostante l'aiuto della popolazione. Sul campo, attivi, rimasero solo circa duecento garibaldini, fra i quali “Furore”, arroccato a Malga Avedrugno. Poi venne la primavera e, con essa, la ripresa dell'attività partigiana e infine la Liberazione.

Elio Martinis portò i segni di quella aspra guerra che fu la Resistenza. Si ritrovò malato di tubercolosi e impiegò ben tre anni per guarire.

In seguito coltivò due passioni che lo resero celebre a livello internazionale: la pittura e la scultura, e la paleografia. Dal punto di vista artistico, la sua importanza è documentata da un catalogo pubblicato in Svizzera con le quotazioni delle opere dei pittori europei, dove la regione friulana compare con tre nomi: Ciussi, Celiberti e, appunto, Elio Martinis.

L'altra passione fu la paleografia: in contatto con i più importanti scienziati del mondo, a Martinis si deve la scoperta del paleozoico carnico in importantissimi affioramenti scoperti nella zona di Preone: il pesce volante Thoracopterus martinisi (che prese il nome in onore proprio di Elio) e il piccolo rettile arboricolo Megalancosaurus preonensis (lucertola di Preone). I risultati delle sue ricerche impreziosiscono oggi il Museo di storia naturale che egli volle con fortissima determinazione istituire ad Ampezzo, e il Museo di storia naturale di Udine.

Ed ecco la motivazione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare conferita al Comandante “Furore”:

“Fin dall'inizio partecipava attivamente alla lotta di liberazione alla testa di un battaglione di volontari segnalandosi per notevole slancio in numerose, durissime azioni contro il nemico. Alla vigilia della liberazione, di sua iniziativa attaccava un forte presidio che riusciva ad indurre alla resa soltanto dopo che egli, arditamente portatosi sul tetto della sede del comando nemico ed avervi appiccato il fuoco, lo ebbe fatto saltare in aria gettandovi dentro una cassetta di esplosivo. Carnia, Valle del But, Ovaro, settembre 1943-2 maggio 1945”.


da: ANPI Donne e Uomini della Resistenza